Why – Perché Museum: Vision 2026

MUSEUM: VISION 2026 è un workshop, una piattaforma che apre una finestra sul futuro di ciò che accadrà alle esperienze museali e come queste influiranno direttamente sulle componenti sociali ed economiche della società, in un contesto di profonde mutazioni, sovvertimento dei concetti di arte e scienza e quarta rivoluzione industriale. La Fondazione Torino Musei sta seguendo e monitorando questi cambiamenti, e – in collaborazione con Singularity University Ginevra – propone una conferenza  dedicata all’analisi degli scenari esistenti e la visione del futuro nei prossimi dieci anni.

 

Il 16 e 17 Giugno si è tenuta a Palazzo Madama la conferenza di lancio dell’iniziativa. Gli interventi introduttivi dei lavori illustrano il perché fosse necessario, per i musei, occuparsi di futuro e tecnologie esponenziali:

EVENT

Il workshop MUSEO – VISION 2026 ha riunito a Torino i massimi esperti di tecnologie esponenziali, creatività e progetti partecipativi, per raccontare le possibili esperienze museali in un contesto di quarta rivoluzione industriale. Proprio l’offerta museale in Italia sta attraversando una fase di profondo cambiamento, soprattutto nel punto di intersezione tra arte e scienza. La Fondazione Torino Musei ,  in collaborazione con Singularity University Ginevra, ha dunque ospitato una conferenza  dedicata all’analisi degli scenari esistenti e la visione del futuro nei prossimi dieci anni, secondo quattro principali filoni:

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FUTURE’S IDEAS

Nel pomeriggio che ha seguito la conferenza, tre gruppi di lavoro a porte chiuse hanno discusso attività e tendenze su orientamenti e scenari museali nei prossimi 10 anni, utilizzando le strategie del Backcasting, del metodo Charette e le informazioni della mattina.

  • CHARRETTE – tecnica orientata ad ottimizzare il processo di comunicazione all’interno gruppi multidisciplinari, ad attivare processi di partecipazione e collaborazione e ad esplorare nuove prospettive;
  •  BACKCASTING – inizia con visualizzare le condizioni future desiderate e, per raggiungere tali condizioni, si parte dal risultato e progettando a ritroso, si collega il futuro al presente.

I gruppi di lavoro

 TRENDS WATCH: convergenza tra comunicazione, tecnologia e scienza

  • Simone Arcagni, Professore Associato presso l’Università di Palermo. Studioso di cinema, media, nuovi media e nuove tecnologie.
  • Giovanni de Niederhausern, Direttore operativo della Carlo Ratti Associati
  • Vincenzo Napolano, Fisico di formazione, è comunicatore scientifico presso l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN).
  • Luca Fois, Docente di Comunicazione, Scuola del Design, Politecnico di Milano.
  • Matteo Zauli, Direttore del Museo Carlo Zauli, direttore e cofondatore del Distretto A – Faenza Art District
  • Elisa Tessaro, Referente web e social media, Comunicazione e Promozione MUSE , Museo delle Scienze di Trento
  • Ciro Cattuto, Director of Science , ISI Foundation
  • Marcela Sabino, Lab Director, Museu do Amanh
  • Francesco Celante, Rotas Italia
  • Elga Acerno , Studentessa Università degli Studi di Torino

MAKERS: gli artigiani oltre il digitale

  • Mirko Lalli, H Farm, founder e CEO di Travel Appeal
  • Gianmarco Veruggio, Honorary president – Scuola di Robotica
  • Guido Curto, Direttore Palazzo Madama, Torino
  • Patrizia Cerutti, Responsabile dei programmi educativi per scuole e famiglie, Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci
  • Fabio Viola, Digital Gaming and Gamification Pioneer , GameVenture
  • Lorenzo Paganelli, FabLab Faenza
  • Guido Gemignani, Socio proprietario CCO Brandon Box
  • Francesco Carriero, Studente Università degli Studi di Torino

CROWD: il museo come comunità al servizio della comunità

  • Fabio Malagnino, Digital Champion, Giornalista del Consiglio regionale del Piemonte, social, egov/wegov, open knowledge, Torino Digitale
  • Pietro Dotti, AD e founder Eggers 2.0
  • Alessandra Gariboldi, Ricercatrice, Fondazione Fitzcarraldo di Torino
  • Fabio Cavalli, Attore, regista, autore, scenografo, produttore, curatore, Compagnia dell’Alta Sicurezza di Rebibbia
  • Cristina Casedei, Coordinamento Eventi e comunicazione, Museo Carlo Zauli, Co-fondatrice Distretto A, Capo progetto MuseoMix per MCZ
  • Marco Biscione, Direttore MAO Museo d’Arte Orientale , Torino
  • Julien Massat, Asteria Multimedia
  • Elena Abou Mrad, Studentessa Università degli Studi di Torino

I PROGETTI

WORKAROUND

Parole chiave: AUGMENTED, TOOLBOX, SERVIZIO
Concept: Con l’opera al centro l’esperienza diventa aumentata attraverso tecnologie convergenti, personalizzabili e socializzanti. La tecnologia consente di segnalare relazioni tra l’opera e il vissuto del visitatore, creando un legame di appartenenza.

Durante la visita al museo, le opere d’arte entrano in assonanza con il visitatore. Sulla base dei dati rilasciati liberamente dagli utenti, e grazie a una tecnologia non invasiva che si collega al device personale, le opere d’arte rispondono alle storie dei visitatori. I dipinti potranno segnalare all’utente che il paesaggio rappresentato è quello del proprio paese d’origine, o che uno dei personaggi raffigurati ha in comune dei tratti somatici con i nostri cari… La narrazione condivisa e responsive aumenta il significato che le collezioni museali possono avere per ciascuno di noi.

IN:SIGHT

Parole chiave: MIXED REALITY, RIUSO, SOSTENIBILE
Concept: Trasformare il museo in dispositivo performativo.

Grazie ad un lavoro di costruzione di significato con la comunità, le opere conservate nei depositi del museo diventano protagoniste di un processo performativo e di comunicazione. L’utente o le comunità di utenti scelgono e votano un’opera selezionata dai depositi. L’opera più votata viene esposta in museo e grazie alla realtà aumentata (dispositivi olografici, smart glasses…) vengono fornite a tutti i visitatori informazioni aggiuntive sulla storia, la provenienza, la tecnica…ma anche legate alla community che ha adottato e promosso l’opera. Una riproduzione virtuale del museo viene spedita agli utenti (museum in a box) con tutte le informazioni aggiuntive.

MUSEO UNIVERSALE

Parole chiave:  MUSEO REALE/CLASSICO, INTERAZIONE, MULTI-LAYER
Concept: Museo Kantiano di comunicazione e ipertecnologico con libertà di sfogo delle perversioni

Un museo dei musei, un database condiviso e opendata di opere d’arte, in cui le collezioni vengono riordinate e presentate rispondendo ai bisogni dell’utente, sia su postazioni fisse che mobile, sia con l’uso di strumenti tecnologici che mixano la realtà aumentata e virtuale. L’output della piattaforma è divisa su quattro assi: le opere remixate dagli utenti, secondo la scelta del curatore; le opere più votate dalla piattaforma; le opere collegate nei diversi musei e collezioni del mondo (esempio: guardo la Gioconda e posso richiamare tutte le opere di Leonardo); le creazioni e abbinamenti degli utenti con un ordine stabilito da criteri guidati da intelligenza artificiale.

MUSEO AUMENTATO

Parole chiave: MIXED REALITY, CONNESSIONE, PERSONALIZZAZIONE

Grazie alla tecnologia olografica, le opere del museo sono esplorate nelle loro stratificazione storiche e di significato: il visitatore potrà scoprirne luogo d’origine, aspetto originario, informazioni aggiuntive… Grazie ad una tecnologia non invasiva (mixed reality: augmented  + virtual) e socializzante, sarà possibile scoprire durante la visita al museo quegli aspetti storici, artistici, curiosi o emotivamente significativi (temperatura, odore, sensazione al tatto…) che non sono possibili in una visita tradizionale.

CONCLUSIONS

Quali nuove sfide si troveranno ad affrontare i musei del futuro?
Quali tecnologie, quali tendenze, quali evoluzioni culturali, sociali, economiche e politiche influenzeranno lo sviluppo e la rinascita delle istituzioni museali?

Il Museo rappresenta fin dalla sua nascita un luogo fondamentale, dove le testimonianze materiali e il patrimonio culturale della civiltà devono essere conservati per le generazioni future.

Per affermare la loro identità, i musei dovranno collocarsi come centro dell’innovazione locale in un contesto globale. Le cinque missioni più rilevanti, come acquisizione, conservazione, ricerca, comunicazione ed esposizione dovranno continuare ad avere scopi di studio, di educazione e di diletto, ma essere anche coadiuvate e sostenute dalle nuove tecnologie emergenti.

Il Museum of the Future di Dubai ha indicato con il suo claim la linea con cui definire l’offerta museale di domani:

See the future, create the future

(vedi il futuro, crea il futuro) e quindi non solo opere d’arte, ma laboratori e sinergie multidisciplinari, in cui la sorpresa diventa acquisizione, in cui si possa contemporaneamente fruire in silenzio di un’opera o essere parte attiva di un polo innovativo che fornisca un centro per sperimentare, progettare, immaginare, creare.

Il museo diverrà una struttura polifunzionale in cui i visitatori avranno gli strumenti per “fare”; un luogo dove, per esprimere la propria creatività individuale, il pubblico sarà coinvolto dinamicamente in attività multisensoriali. Un luogo dove la partecipazione attiva sarà parte integrante dell’esperienza, dove i contenuti saranno anche interamente generati dagli utenti (prosumer), in cui la curatela sarà un processo condiviso tra museo e cittadinanza.

Proprio i cambiamenti epici in corso, legati ma non effetto della sola crescita esponenziale delle tecnologie, influenzeranno anche le visite museali. Riusciremo a creare, attraverso la convergenza tra pratiche digitali e spazi fisici, esperienze più interessanti e coinvolgenti? Saremo in grado di produrre emozioni a distanza per chi, ad esempio, non può visitare il museo? Riusciremo a introdurre nella “cassetta degli attrezzi” del museologo, del mediatore, del curatore, anche lo strumento “digitale” alla stregua degli strumenti classici del mestiere?

I musei, per la loro peculiarità di centri di ricerca, svago e accoglienza, hanno oggi l’occasione di prendere iniziative in grado di generare un vero cambiamento sociale. Hanno la possibilità di diventare laboratori di sperimentazione di nuove pratiche di narrazione, di costruzione collettiva di significato, di accoglienza e comprensione del nuovo e del diverso da sé.

E’ quindi necessario che le istituzioni museali siano dotate di curatori in grado di fare innovazione e di fornire attività culturali alternative.

Questo sarà il decennio più intraprendente della storia dell’uomo in cui le tecnologie emergenti determineranno un’innovazione esponenziale. Non dobbiamo temere il cambiamento. Vogliamo essere in sintonia con la crescita tecnologica ma abbiamo bisogno di consapevolezza e di confronto; vogliamo essere in grado di sfruttare la tecnologia e non essere usati dalla stessa; e vogliamo che i musei del prossimo decennio ci aiutino a plasmare la società per il nuovo millennio.

Il museo del futuro, oltre ad essere istituzione, dovrà rappresentare il crocevia, laddove scienza, tecnologia, cultura e innovazione potranno, come in passato, incontrarsi, convergere, fondersi e trasformarsi, dove la conservazione del patrimonio culturale al servizio dell’umanità e dello sviluppo sarà stimolata, garantita, protetta e divulgata.

SOUNDBITES

 

RASSEGNA STAMPA

Prendevo appunti diligente come il primo della classe, tutto concentrato a registrare sul taccuino ogni parola di Giovanni de Niederhausern, quando a un certo punto, per non so quale associazione di idee, mi son tornate in mente le riflessioni sul restauro di Roberto Longhi.

Leggi la relazione completa del workshop Makers di Francesco Carriero

Mi ha stupito vedere persone adulte con così tanta voglia di giocare in un museo. E mi ha stupito ancora di più come questi professionisti del settore fossero disposti ad aprirsi alla tecnologia e a vederla in primo luogo come strumento per interagire con le opere d’arte e scatenare la propria fantasia, in una sensazione di liberatoria euforia che non siamo abituati ad associare all’esperienza in un museo.

Leggi la relazione completa del workshop Dreamers di Elena Abou Mrad

Faccio un po’ fatica a pensare al mio museo dei sogni coinvolgendo anche la tecnologia, ma il gioco di oggi consiste proprio in questo, quindi ci provo.
Penso si possa utilizzare la realtà aumentata per fornire informazioni sulle opere solitamente tralasciate dai visitatori, attirando su di esse la loro attenzione con il fascino del digitale. 

Leggi la relazione completa del workshop Crowd di Elga Acerno

 

TALKS – 2017

Può un algoritmo abbinare un’opera d’arte ad una immagine fotografica? L’Intelligenza artificiale è in grado di confrontarsi con l’occhio del curatore? La tecnologia può fare la differenza permettendo ad ognuno di noi di sperimentare forme nuove di interazione con il mondo dell’arte?

Ne discuteranno, giovedì 2 marzo alle ore 18.00 alla GAM Galleria Civica d’Arte Moderna Contemporanea, in conversazione con il direttore del museo Carolyn Christov- Bakargiev, Monica Lanaro e Angelo Semeraro, parte del team dei vincitori dell’IK Prize e creatori del progetto Recognition, e Andrea Pinotti, docente di Estetica all’Università Statale di Milano e fellow di diverse istituzioni di ricerca internazionali (fra le quali l’Italian Academy at Columbia University in New York, l’EHESS di Parigi, il Warburg Institute di Londra, lo ZfL di Berlino).

Recognition è un programma di Intelligenza Artificiale realizzato da Fabrica e vincitore dell’IK Prize 2016, il premio annuale, in collaborazione con Microsoft, per l’innovazione digitale che esplora, indaga o ‘comprende’ in modo nuovo l’arte britannica della collezione della Tate Britain. Per la prima volta in Italia verranno presentati i risultati dell’esperimento che dal 2 settembre al 27 novembre 2016 è stato attivo online http://recognition.tate.org.uk/ e presso la Tate Gallery di Londra, per trovare corrispondenze e accoppiare le opere d’arte inglese della collezione Tate Britain con le immagini del più recente fotogiornalismo internazionale fornite dall’agenzia Reuters.

Monica Lanaro e Angelo Semeraro illustreranno i meccanismi di Intelligenza Artificiale al cuore del programma mentre Andrea Pinotti inquadrerà l’esperienza di Recognition nella più ampia discussione dei Visual Cultural Studies, per riflettere sul tema “Riconoscere quel che non si è mai conosciuto, riconoscere quel che si è sempre conosciuto”. La questione del “riconoscimento” gioca da sempre un ruolo centrale nella riflessione intorno all’immagine, e da Aby Warburg a Google Image e al progetto Recognition esploreremo il tema in rapporto alla nostra diretta esperienza di consumatori di immagini.