Carlotta Margarone – Responsabile Comunicazione Fondazione Torino Musei

LE RADICI DEL FUTURO

“Come l’acqua, il gas o la corrente elettrica, entrano grazie a uno sforzo quasi nullo, provenendo da lontano, nelle nostre abitazioni per rispondere ai nostri bisogni, così saremo approvvigionati di immagini e di sequenze di suoni, che si manifestano a un piccolo gesto, quasi un segno, e poi subito ci lasciano”

Paul Valéry, 1934

La storia di Museum: Vision 2026 potrebbe iniziare idealmente da molto lontano. Dalla data simbolica del 1793, ad esempio, quando il Louvre diventa il primo museo del mondo “pubblico e nazionale”, gratuito e aperto al pubblico.  Passare per la Germania dove, sotto la spinta riformatrice del Kaiser Federico III, Alfred Lichtwark, direttore della Kunsthalle di Amburgo dal 1886 al 1914, scriveva, a proposito del ruolo dei musei, che le istituzioni devono essere attivamente coinvolte nell’educazione artistica della comunità attraverso programmi tanto dedicati ai ragazzi che agli adulti (McClellan 2008 p. 168  ). Tra i protagonisti del dibattito francese, Henri Focillon, direttore dei musei di Lione, nel 1921, sosteneva che “per quanto assurdo possa sembrare, i musei sono fatti per il pubblico” (Dragoni 2010, p. 17  ).

Negli Stati Uniti, nel 1967 apriva l’ Anacostia Community Museum, sul cui sito web ancora oggi leggiamo: ” our Mission is to enhance understanding of contemporary urban experiences and strengthen community bonds by conserving the past, documenting the present, and serving as a catalyst for shaping the future.”  Sotto la guida di John Kinard  , ministro di fede e attivista locale, il museo divenne in breve tempo un centro di riflessione sulla comunità dei neri d’America, su ciò che era rilevante nelle loro vite e nella loro esperienza quotidiana.  Il cambio di passo, epocale, fu esemplificato da mostre come The Rat: Man’s Invited Affliction  , una mostra dedicata alla comprensione e alle possibili soluzioni di un problema che affliggeva pesantemente la comunità di Anacostia: le colonie di ratti presenti nel quartiere. Nel 1968 Thomas Hoving, giovane e indipendente direttore del Metropolitan Museum of Art (New York), chiamava i colleghi a essere  più coinvolti e a diventare più indispensabili e rilevanti nella società moderna; pochi mesi dopo, all’inizio del 1969, al MET avrebbe inaugurato una mostra dedicata alla cultura nera  di Harlem , mostra che, nelle parole stesse di Hoving, “has nothing to do with art in the narrow sense, but everything to do with the Museum”.

Con questo brevissimo excursus storico vorrei evidenziare come per loro natura i musei siano sempre stati luoghi dove è possibile compiere un percorso di riflessione sulla contemporaneità, anche a prescindere dalla tipologia di collezioni in essi conservate; luoghi in cui l’esperienza estetica dell’incontro con la produzione artistica umana può accompagnarsi con momenti e spazi di narrazione e riflessione sull’umanità stessa, sul suo passato, presente e futuro, su grandi temi etici e morali, religiosi, sociali.

Negli ultimi 20 anni, di fronte ai cambiamenti rapidissimi ed esponenziali nel campo della tecnologia, sembra essersi prodotta una frattura – particolarmente in Italia – che ha sganciato il museo e la sua narrazione da questo particolare aspetto della contemporaneità, aspetto che tuttavia incide in modo sempre più significativo sulla vita degli esseri umani:  Intelligenza Artificiale, realtà virtuale, augmented reality (e Humanity), con tutti i relativi corollari legati alla privacy e alla gestione dei dati, all’etica e alle “leggi della robotica”, ma anche semplicemente temi quali il movimento dei Makers,  fanno ormai parte di un vocabolario quotidiano che spesso sfugge al sillabario del museo.

Non mancano esempi di musei che si mettono alla prova su questi temi –  e alcuni dei più interessanti sono stati raccontati dagli speakers di Museum Vision -, con mostre temporanee (recentissima, al Quai Branly, la mostra Persona ) percorsi nelle collezioni ( alla Tate Gallery nel 2014 ) o ripensando totalmente il concetto e la mission del museo ( progetto Re:Make the Museum  )

Museum:Vision 2016 è stato dunque un momento per fermarsi a riflettere su queste tematiche. Per costruire e condividere conoscenza, in primo luogo, e guardare e capire quali trend e cambiamenti sono in atto, e come possiamo raccontarli. Nella sezione References troverete un elenco in continuo aggiornamento di best practices e sperimentazioni nei musei del mondo che si mettono alla prova con le nuove narrazioni e i nuovi strumenti che, al pari di strumenti più antichi, sono il medium con il quale oggi siamo chiamati a misurarci con curiosità intellettuale e spirito critico, per non perdere quel contatto con la contemporaneità e i nostri pubblici, da sempre missione primaria nel cuore pulsante del Museo.